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RCPT Solofra Service: “Saremo il Bancomat del Consorzio ASI di Avellino?”

Nei giorni scorsi si è avuta cognizione della deliberazione del Comitato Direttivo del Consorzio ASI n. 2020/18/174 avente ad oggetto: “Relazione del Dott. Francesco Tedesco prot. n. 3314 del 17 giugno 2020. Partecipazione Solofra Service Srl. Provvedimenti.”, da cui si evince la volontà di porre in liquidazione l’unica Società Partecipata dal Consorzio ASI di Avellino che ogni anno fa registrare Utili di Esercizio.

È notorio che la Solofra Service Srl, per Statuto gestisce il Centro Servizi ASI di Solofra ed ha ad oggetto la promozione di ogni tipo di attività o servizio vitale allo sviluppo del Polo conciario di Solofra e dell’Industria in genere e, a seguito di un contratto di conferimento beni in disponibilità del 9 gennaio del 1997, sulla stessa Società grava l’onere di provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili, utilizzando le somme derivanti dall’attività di gestione.

È altrettanto incontestato che la Solofra Service, quale gestore del Centro Servizi ASI di Solofra, non ha l’onere di produrre alcun reddito in favore del Consorzio ASI di Avellino. Diversamente, con delibera del 09.11.2018 del Consiglio Generale, l’Assemblea dei Soci del Consorzio ASI ha preso atto della relazione del Presidente che informa che: “per quanto riguarda la Solofra Service, in relazione delle difficoltà economica dell’ASI, necessita una rivisitazione del rapporto in essere senza escludere attente valutazioni sull’opportunità della sua continuità, considerato che un grande patrimonio dell’ASI non produce al proprietario alcun reddito”.

Riesce difficile quindi comprendere le finalità di utilizzo dell’elaborato professionale a firma del Professionista innanzi menzionato.
L’ASI punta a ricavare reddito dalla Solofra Service o viceversa la paventata possibilità di porre in liquidazione la Solofra Service potrebbe servire a ripianare gli eventuali debiti delle varie partecipate Asi che versano in affanno finanziario?

Sarà interessante seguire il percorso logico, amministrativo e finanziario che ovviamente dovrà essere strettamente aderente al quadro normativo vigente in quanto le condizionalità previste dal TUSP e dalla Legge Madia per gli enti pubblici e le quote possedute in società partecipate non consentono la dismissione e la liquidazione della stessa, senza parlare dei profili di intangibilità dei beni pubblici vincolati a specifica “destinazione d’uso”.

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Nato il 26 dicembre 1996 ad Avellino, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Salerno e attuale studente di Corporate Communication e Media all’Unisa. Tra pane e pallone, lascia spazio anche ad altri temi in ambito giornalistico.
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